I Volti di Villa Perozzi

La parola ai nobili volti della villa di Montecassiano

Conte Giuseppe Perozzi,
podestà coraggioso e previdente


Sono il Conte Giuseppe Perozzi, primogenito di Domenico Perozzi. È stato mio padre a far edificare questo casino di caccia. Mi innamoro di una nobildonna, Lavinia Aurispa e mi decido a sposarla contro il volere di mio padre, che mi costringe a rinunciare ai vantaggi della primogenitura. Eredito così questa residenza estiva, lasciando ai miei fratelli minori le proprietà di Filottrano e di Ancona. Mi nominano podestà di Macerata in un periodo storico molto complesso per la città: gli scontri tra l’esercito austriaco e le armate napoletane del re Murat sfociano nel 1815 in una guerra per l’Unità della penisola. Mia moglie mi esorta a emanare un proclama in favore di Murat e dell’indipendenza italiana. Ma la guerra termina con una sanguinosa sconfitta per l’esercito del re, nella battaglia di Tolentino, il 2 maggio 1815. Con fermezza e previdenza, riesco a evitare il saccheggio di Macerata da parte dell’armata sconfitta. Aver appoggiato Murat mi costa, ahimè, una lunga persecuzione da parte del governo austriaco che si insedia a Macerata, ma questo non scalfisce i miei ideali patriottici.

Contessa Lavinia Aurispa Perozzi,
moglie e madre di patrioti


Sono la Contessa Lavinia Aurispa e mi definiscono moglie e madre di patrioti. A ragione. Eredito da mio padre, il noto patriota liberale Pirro Aurispa, un carattere risoluto e combattivo. Il Conte Giuseppe Perozzi mi prende in sposa nel 1974, nonostante la ferma opposizione di suo padre Domenico, che arriva perfino a togliergli i vantaggi della primogenitura. Ci accontentiamo così di ereditare la seconda dimora di famiglia, questa villa di Montecassiano, ed è qui che ci trasferiamo.
In casa, educo la mia famiglia agli ideali del patriottismo. Quando eleggono mio marito a podestà di Macerata, resto sempre al suo fianco e lo supporto negli incarichi pubblici. Frequentiamo le sette carbonare e partecipiamo attivamente ai preparativi insurrezionali che sfociano nei moti del 1820-21. Villa Quiete conserva ancora una scultura in bassorilievo che mi ritrae di profilo.

Conte Cav. Ettore Perozzi,
patriota attivista e rivoluzionario


Sono il Conte Cav. Ettore Perozzi, terzogenito di Giuseppe Perozzi e Lavinia Aurispa. Mi laureo in medicina ed esercito questa professione con zelo e passione. Eredito dai miei genitori uno spiccato attivismo patriottico e partecipo ai moti del 1820 e del 1830. Perseguitato dall’armata pontificia, mi trasferisco in Francia con mio fratello Emilio e riesco a rimpatriare solo grazie all’amnistia generale che ci viene concessa dal pontefice marchigiano Pio IX.
Il mio spirito liberale mi accompagna anche nelle rivolte del 1848-49 per l’indipendenza dallo Stato Pontificio, che portano l’esercito di Garibaldi a Macerata. Mi unisco in matrimonio con Rita Cini e ci spostiamo a Firenze, dove continuo a lottare per l’Unità d’Italia e mantengo rapporti epistolari con N. Bixio e M. D’Azeglio.
Sono il primo tra i miei fratelli ad avere figli maschi ed eredito la villa di Montecassiano, dove mi trasferisco dopo la liberazione delle Marche nel 1860.
Faccio ristrutturare questa villa e la rendo un’elegante dimora di campagna. In onore di mia moglie, leggiadra arpista dalla mente illuminata, creo un salotto musicale, frequentato da intellettuali, musicisti, artisti. Ricopro la carica di sindaco di Montecassiano. Durante le campagne garibaldine del 1866-67, mi prodigo per alleggerire il grave stato di indigenza di tante famiglie di Montecassiano che si ritrovano senza i loro uomini, partiti come volontari di Garibaldi.

Contessa Rita Cini Perozzi,
arpista di illuminata cultura


Sono la Contessa Rita Cini, moglie del Conte Ettore Perozzi. Discendo da una famiglia di illustri avvocati romani e mi trasferisco nelle Marche dopo le nozze. Amo profondamente la cultura e nutro una forte sensibilità per l’arte e la musica, che cerco di trasmettere alla mia famiglia.
Mi diletto a suonare l’arpa, grazie agli insegnamenti della mia maestra Marianna Creti de Rocchis. Vengo insignita del titolo di membro onorario della Società Filarmonica di Firenze e della Società Filodrammatica de Casino di Macerata. Sono grata per i numerosi componimenti e arrangiamenti d’arpa che mi vengono dedicati da compositori del calibro di Gioachino Rossini e dai suoi allievi Livio Liviabella, Giuseppe Gariboldi, Pompeo Azzolino, Pietro Matioli Alessandrini.
Questa villa custodisce la copia ufficiale del sonetto dal titolo “Allegretto” composto per me dal maestro Rossini nel 1853. Io stessa dedico il mio tempo a comporre spartiti e arrangiamenti per mio marito e i figli Elena, Gustavo e Adolfo.
Amo circondarmi di menti illuminate e accolgo nei miei salotti musicisti e letterati. Conservo con gratitudine innumerevoli dediche che ricevo da personaggi illustri, tra i quali N. Bixio e M. D’Azeglio.  

Conte Ing. Gustavo Perozzi,
benefattore del popolo


Sono Gustavo Perozzi, figlio dei Conti Ettore e Rita. Fin da bambino, respiro il patriottismo che pervade le stanze della mia casa. Insieme a mio fratello Adolfo, studio nei collegi militari di Firenze e Torino e sposo gli ideali liberali di Mazzini. Nel 1861 ho perfino l’onore di ricevere una lettera da parte di Garibaldi che mi esorta a coltivare il valore militare.
Nel 1888 mi trasferisco nella villa di mio padre, a Montecassiano, e do avvio a una serie di lavori di ristrutturazione che la trasformano in un’azienda agricola efficiente e moderna.
Ricopro l’incarico di sindaco di Montecassiano e instauro con i miei compaesani un rapporto di fiducia e rispetto reciproci, adoperandomi per la crescita del mio borgo e il buon funzionamento degli enti pubblici. Sono convinto che la Scuola faccia l’uomo e sento il dovere di finanziare le scuole rendendole accessibili ai bambini di ogni estrazione sociale. Insieme all’aiuto dell’amministrazione comunale, Montecassiano viene dotata di un acquedotto comunale. Ricevo la nomina a sindaco di Macerata e poi a Presidente della Provincia. Sostengo progetti volti a migliorare l’agricoltura e le opere pubbliche. Quando nel dopoguerra vengono negati i riconoscimenti a mutilati e a combattenti, mi sento tradito dagli alti ideali in cui credo e comincio ad assumere uno spirito più conservatore, avvicinandomi ai sostenitori del Fascismo.
Dopo la morte prematura di mio fratello Adolfo, mi prendo cura di mia cognata Elena Cremona, rimasta vedova, e dei suoi figli. Mi sposo in tarda età con una donna di rara sensibilità e amorevolezza, Adele Tanci, ma dalla nostra unione non nascono eredi.

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