I Volti di Villa Quiete


Virgilio Guidi


«I grandi alberi testimoni del cielo e della terra, potenti e non prepotenti verso le pianticelle gentili.»

«Le Marche io le vedo come la regione più serena e lontana dalle tormentose ragioni della vita d’oggi; come la regione più antica e più futura, forse la regione conservatrice di leggi naturali, per nulla conturbate, in attesa d’un nuovo destino. Io credo infatti che la quiete viva delle Marche aspetti il suo tempo per oltrepassare i limiti della regione. [...] vado là alle prese con i grandi alberi, figli di una natura che ha una evidente bellezza di forme, né aspra, né dolce. E quegli alberi in quella regione non potrei metterli da parte per altri alberi: essi sono l’oggetto che mi muove con affetto ad una nuova azione opposta ed eguale alle azioni precedenti». (V. Guidi)

Roma 1891 - Venezia 1984



Figlio di uno scultore e poeta, Virgilio Guidi frequenta la bottega del restauratore e decoratore Capranesi ed è allievo del maestro Sartorio. Risalgono al 1912 le sue prime composizioni incentrate sul complesso rapporto tra luce, colore e spazio, filo conduttore della sua produzione pittorica. Dagli anni ’20, comincia ad esporre alla Biennale di Venezia e acquista la sua fama con Il tram.
Gli anni ’30 vedono il pittore impegnato negli ambienti intellettuali di Milano, Roma e Firenze. A Roma si ritrova spesso con letterati e artisti illustri, tra cui il poeta Cardarelli. Trascorre un periodo in Francia durante il quale si concentra sullo studio delle tecniche impressionistiche e approfondisce la teoria dei colori goethiana, punto di partenza per i suoi esperimenti nel campo della figurazione astratta.
Comincia a scrivere poesie negli anni ‘40. I suoi contributi artistici lo portano, nel 1961, a ottenere la medaglia d’oro per i benemeriti della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica.
Dedica gli anni ’40 e ’50 ai grandi cicli pittorici incentrati sullo studio della luce. I grandi cicli sono il risultato di una lunga ricerca dell’unità nella molteplicità di soluzioni figurative e la risposta a quella voglia di non accontentarsi mai dei risultati raggiunti. Visite, Marine, Figure nello spazio, Cielo antico, Angosce, Giudizi, Tumulti, Riflessioni del tempo e Architetture umane. Con Architetture cosmiche Guidi sperimenta un momentaneo abbandono dell’arte figurativa, che si estende per tutto il decennio successivo. La rappresentazione stilizzata della figura, influenzata dalla pop art, ritorna negli anni ’70 con Occhi e Prigioniera.
Il 25 giugno 1972 Guidi partecipa con la sua poesia e le sue pitture alle celebrazioni leopardiane a Recanati. Durante il soggiorno, è ospite di Villa Quiete. Impressionato dalla maestosità silenziosa del parco secolare, gli dedica uno degli ultimi cicli pittorici, i Grandi alberi. La luce, lo spazio e il colore sono di nuovo i protagonisti di queste opere, sebbene le piante che occupano l’intera tela abbiano ben poco di naturalistico.
Altri cicli degni di nota sono Geometrie spaziali, Incontri, Figure agitate, con le quali l’artista arriva a una sintesi cromatica di bianco su bianco. L’ultimo eloquente ciclo pittorico risale al 1983, L’uomo e il cielo, un anno prima della sua morte.



Fonti:

Mostra Antologica della Grafica di Virgilio Guidi Pittore e Poeta


Philippe Artias


«Vedere vivere Picasso è stata la più grande lezione di pittura che abbia ricevuto» (P. Artias)
«In tanti fanno quadri, in pochi facciamo Arte, e lei, Artias, è con noi» (P. Picasso)


Feurs, Francia 1912 - Numana, Italia 2002



Dopo essersi formato nei laboratori artigianali di decorazione dei tessuti, Artias si avvicina alla pittura da autodidatta, negli anni ’30. La sua vena artistica subisce una rivoluzione quando il maestro Picasso lo incoraggia a sperimentare la pittura su supporti diversi da tela e foglio. E così, prima in Francia e poi in Italia, esprime con trasporto la sua vitalità su vasi, piatti e brocche, attraverso forme irregolari, tratti veloci e generose pennellate di colori vivaci. Tra i suoi cicli pittorici più celebri, La famiglia reale, I volti, I volti smerlati, I nudi, La strada.
Esplora il tema del paesaggio, poi del nudo e infine del nudo-paesaggio con l’intento di fondere il divenire della natura con l’essere umano in movimento. Negli anni ‘70 e ‘80, sperimenta la tecnica dei colori piatti, “la ricerca dell’equilibrio tra la forma e il colore”. La forza prorompente della sua arte vive nei musei di tutto il mondo.
Dal 1976 Artias trascorre lunghi periodi nella “terra dei padri dell’arte”: l’Italia. Attratto dalle bellezze architettoniche e dalla pittura del Quattrocento, dedica alcune sue opere ai paesaggi italiani, raccolte nei cicli Le Spiagge e I Paesaggi. Sperimenta le combinazioni che nascono dall’incontro tra il rigore della geometria e l’irrazionalità emotiva dei nudi femminili e dà vita al ciclo Geotema.
In Italia, il pittore ritrova la passione di tanti collezionisti e l’apertura all’arte della gente comune, quel clima affettivo che tanto cercava. Vive nelle Marche per oltre vent’anni. Villa Quiete accoglie un’esposizione permanente di alcune sue opere.



Fonti:
Testimonianze dirette della moglie Lydia Artias
Artias. L’indomito. A cura di Giuseppe Masetti e Rita Rava.


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