Villa Quiete si racconta


Mi presentano come una nobildonna, affascinante, raffinata, a tratti austera. Queste parole mi lusingano.
Non si dice l’età di una signora, eppure sono grata a chi ha protetto e valorizzato i miei oltre duecento anni di età.
Seguimi, ti racconto la mia storia.

Settecento: casino di caccia


Le mie origini risalgono al Settecento, quando il Conte Domenico Perozzi fa costruire a Montecassiano un luogo di sosta tra una battuta di caccia e l’altra.
Oggi sono una elegante dimora signorile, ma tutto è partito da un piccolo capanno in legno usato come edificio di avvistamento, la “nocetta”.

Ottocento: salotto illuminato


Da casino di caccia mi trasformo ben presto nella residenza estiva di Giuseppe Perozzi, primogenito del Conte Domenico, e di sua moglie Lavinia Aurispa . Gli affreschi delle mie stanze sentono già aria di patriottismo e idee rivoluzionarie.

Dopo i primi ampliamenti tra il 1830 e il 1840, il Conte Ettore Perozzi, figlio di Giuseppe, e sua moglie Rita Cini fanno ristrutturare questi spazi, donandomi l’aspetto di una decorosa dimora di campagna. Agli arazzi del piano terra rispondono gli stucchi e le dorature del primo piano. Soffitti affrescati e infissi intarsiati arredano ancora oggi i miei ambienti.

Ho sempre amato l’accoglienza. Nell’Ottocento, le mie sale diventano il salotto illuminato del Maceratese. I Conti Ettore e Rita Perozzi ospitano, fra i tanti artisti, il compositore Gioachino Rossini, che nel 1853 scrive “Allegretto”, un sonetto per arpa dedicato proprio alla Contessa, che passa alla storia con l’appellativo di Arpa D’Oro. Ancora oggi mostro con orgoglio ai miei visitatori la copia ufficiale dello spartito. Le note dell’arpa suonata dalla Contessa Rita, accompagnata al flauto dal Conte Ettore, animano le mie giornate e creano un’atmosfera al contempo rilassante e piacevole.

Come vi dicevo, ho conosciuto da vicino gli animi patriottici dei Perozzi e li ho visti partecipare attivamente ai moti per l’Unità d’Italia. Il 21 aprile 1861 ricevo da Torino una lettera che Giuseppe Garibaldi invia al Conte Gustavo Perozzi, primogenito di Ettore e Rita, per riconoscerne il valore militare ed esortarlo a proseguire la battaglia risorgimentale.

Sul finire del secolo, comincio a respirare aria di cambiamenti.

Primo Novecento: villa padronale


Agli inizi del XX secolo, il Conte Gustavo dà avvio a lavori di ampliamento. Mi dona un giardino all’italiana, uno chalet e vari annessi per le botteghe artigiane, un deposito per le carrozze e delle stalle per i cavalli. Le mie stanze e il mio parco accolgono ogni giorno il lavoro di tante famiglie al servizio del Conte, un uomo retto che si prodiga per il bene dei suoi compaesani.

Riesco a superare sana e salva le due guerre mondiali. Alla fine della seconda, ospito il Corpo dell’Armata polacca, che combatte al fianco dell’esercito inglese per la liberazione di Ancona dall’occupazione nazista.


Secondo Novecento: villa del bel mondo


Negli anni Settanta, divento proprietà della famiglia Cappelletti. Mosso da una forte sensibilità, il Commendatore Attilio Cappelletti riconosce la mia naturale inclinazione all’accoglienza e, grazie al direttore Bernardo Cherchi, mi trasforma in un albergo e ristorante di charme, frequentato dal bel mondo.

E così, ho l’onore di accogliere grandi protagonisti della vita pubblica, dello spettacolo e della politica italiana, artisti e ospiti della stagione lirica dello Sferisterio di Macerata. Qualche nome? Tra gli altri, Pavarotti, Domingo, Carreras, Carla Fracci, Strehler, Nureyev, Ken Russel, Ugo Tognazzi, Mike Bongiorno, Laura Antonelli, Pippo Baudo e Katia Ricciarelli, Almirante e Scalfaro, Guido Carli, Carla Fendi, Massimo Troisi.

Duemila: bellezza e benessere


Da Villa Perozzi a Villa Quiete, i secoli trascorsi non hanno scalfito la mia vocazione alla cultura della bellezza e dello star bene. Le mie sale custodiscono collezioni permanenti di opere d’arte. Tra queste, i quadri di Philippe Artias e “I grandi alberi” di Virgilio Guidi. Continuo a prendermi cura dei miei ospiti, come ho sempre fatto, e ad accogliere eventi dedicati alla storia, all’arte e alla musica, incorniciati da una cucina salutare e ricercata.

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